L’ente statale per l’energia nucleare, Rosatom, annuncia piano di investimenti: “rinnovabili e atomo non in competizione ma complementari”

Anche la Russia, il Paese che con il suo gas riesce a muovere lo scacchiere politico di tutta Europa, punta sulle energie rinnovabili. Già di per sé questa è una notizia, se poi aggiungiamo che in campo c’è l’ente statale per l’energia nucleare, Rosatom, si capisce ancora meglio la valenza della novità.

Il gigante dell’atomo russo ha infatti appena annunciato un piano di nuovi investimenti nell’energia eolica. Il Paese è molto indietro in questo campo e per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni sottoscritti alla Conferenza di Parigi e a quella di Marrakesh, deve dare una forte accelerata. L’assunto di base dell’operazione, si legge in una nota della società, è che “le rinnovabili e l’energia nucleare non devono essere viste in competizione bensì come fonti complementari. Opporle l’una all’altra è del tutto inutile e controproducente”.

Tuttavia al momento i numeri non sono dei migliori. Il principale contributo di Mosca alla lotta contro i cambiamenti climatici viene dall’energia nucleare. Grazie alle centrali nucleari, la Russia ogni anno ha impedito l’emissione di 210 milioni di tonnellate di carbonio anidride nell’atmosfera. Rimane però il grosso problema delle scorie nucleari. La parte delle energie rinnovabili nel totale della produzione energetica russa è circa il 16 per cento del totale, ma solo grazie ai molti impianti idroelettrici. Le altre rinnovabili arrivano appena allo 0,04 per cento a fronte di obiettivi governativi di almeno il 2% entro il 2024. Secondo i piani di Mosca, 3,6 GW di capacità installata sarà fornita da impianti eolici, la cui costruzione sarà portata avanti proprio da Rosatom. 

“Un equilibrio diversificato tra energia nucleare ed energie rinnovabili può assicurare la sicurezza dell’approvvigionamento e il minimo impatto ambientale”, dice l’ente nucleare.

I posti scelti per l’istallazione delle pale sono nel sud del Paese, dove sono già state fatte le misurazioni del vento: nella Repubblica di Adygea, nella regione di Krasnodar, intorno a Stavropol e nella regione di Rostov. Il primo parco eolico sarà avviato nel 2018 in Adygea.

In tutti i casi gli impianti dovranno sorgere in territorio russo ed essere fatti con tecnologia russa con il supporto di un partner estero, pena il disimpegno del Governo sugli investimenti. “Ogni stazione deve essere costruita sul territorio della Russia, un numero di componenti deve essere prodotto da aziende russe, e solo allora il Governo è pronto a contribuire per gli investimenti”, ha detto il primo vice amministratore delegato per lo sviluppo aziendale e per il business internazionale di Rosatom, Kirill Komarov.

Secondo le stime della società, gli investimenti necessari per la costruzione dei campi eolici è un po’ più di 1 miliardo di euro. “Gli investitori russi hanno mostrato un grande interesse per questo progetto, molte banche e istituzioni finanziarie hanno presentato le loro proposte di partecipazione, indicando la pertinenza del progetto”, spiega Komarov.

L’annuncio di Rosatom è arrivato a pochi giorni dall’uscita del report annuale di EWEA (European Wind Energy Association) da cui emerge che con 12,8 GW di nuova potenza elettrica installata Ue (15,6%) nel 2015, l’eolico è diventato la terza fonte in Europa, dopo gas e carbone per installato totale. L’energia dal vento ha così superato l’idroelettrico e, secondo l’Ewea, potrebbe produrre 315 TWh e coprire l’11,4% del consumo di elettricità dell’Ue. L’anno scorso nel Vecchio Continente sono stati investiti 26,4 miliardi di euro per finanziare lo sviluppo dell’energia eolica, il 40% in più rispetto al totale dell’investimento del 2014. “L’energia eolica è un’industria matura, ha senso economicamente e contribuisce in maniera significativa alla sicurezza energetica e agli obiettivi di competitività dell’Europa” ha commentato Giles Dickson, amministratore delegato della Ewea. 

Le rinnovabili in generale continuano a registrare un boom per le nuove installazioni in Europa: il 77% della nuova potenza elettrica del 2015 è venuta proprio dalle fonti green. 

 

Quanto invece alle vecchie fonti tradizionali, c’è stato un vero e proprio declino: nel 2015 si sono fermati o dismessi impianti a carbone per oltre 8 GW, a gas per 4,2 GW, a olio combustibile per 3,3 GW e da fonte nucleare per 1,8 GW. 

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